In cucina coi Musei del Cibo – A cura di Andrea Grignaffini – Tagliatelle al tartufo
Dal nuovo ricettario dei Musei del Cibo una preparazione classica per esaltare l’aroma del tartufo nero in abbinamento con la pasta all’uovo.
Dal nuovo ricettario dei Musei del Cibo una preparazione classica per esaltare l’aroma del tartufo nero in abbinamento con la pasta all’uovo.
Il Castello reale di Choisy, situato a Choisy-le-Roi, comune della regione parigina e acquistato da Luigi XV nel 1739 è ora un teatro di sontuosi banchetti alla moda gastronomica di questi tempi, guidati da Madame de Pompadour, amante e musa di Luigi XV.
La storia del tagliatartufo ha radici antiche. Si narra che nel Rinascimento, quando i tartufi erano riservati alle tavole dei nobili, i cuochi usassero semplici coltelli affilati per esaltare l'estetica e il sapore di questi tesori naturali.
Siamo nel Castello di San Giorgio di Mantova dove nel torrione nord-est Andrea Mantegna tra il 1465 e il 1474 realizza il capolavoro della Camera degli Sposi e nell’affresco dell’Incontro, ai piedi del marchese Ludovico Gonzaga, raffigura un cane con la nitida, chiara ed inequivocabile figura di un Lagotto.
È importante rendere l'esplorazione dei cibi di stagione un'esperienza divertente e coinvolgente.
In Campidoglio, il giorno 8 aprile del 1341 il senatore Orso degli Anguillara incorona a Poeta con la corona d'alloro e secondo le consuetudini degli antichi Francesco Petrarca (1304-1374) per la sua opera in latino Africa.
Sognare tartufi – forse dopo averne gustati in abbondanza – può celare significati profondi e persino suggerire numeri da giocare al lotto. Le antiche e moderne cabale, infatti, non trascurano il tartufo nei loro misteriosi elenchi.
Il tartufo, prezioso e raro, è un misterioso tesoro sotterraneo con una reputazione "infernale". Conosciuto per stimolare gola e lussuria, è stato osteggiato dalla Chiesa e appare raramente nelle opere d'arte.
Il rinomato poeta italiano Francesco Petrarca (1304-1374), amico di Azzo da Correggio (1303-1362), signore di Parma in quel periodo, soggiornò al castello di Guardasone, dove venne a conoscenza della celebre fama del tartufo di Calestano.
Il tartufo è protagonista anche di numerosi proverbi e modi di dire. Questi motti spesso sottolineano le sue presunte proprietà afrodisiache, il suo elevato valore economico o il suo aspetto particolare.